Dagli aspetti tecnici a quelli commerciali e di governance: ecco cos'è l'Internet Fragmentation

2017-12-10

 

Internet è nato essenzialmente come spazio aperto, senza barriere. Uno spazio dove il libero scambio di informazioni deve essere possibile sempre, in ogni momento, e sopratutto accessibile, di endpoint in endpoint.

Tuttavia, questo concetto di interoperabilità e di “open Internet” spesso si scontra con alcune logiche di governance che possono minarne le basi.
Il dibattito sulla minaccia della “Internet fragmentation”, ancora aperto, è stato inaugurato in modo ufficiale in occasione dello scorso World Economic Forum, che ha visto il coinvolgimento sul tema di figure di rilievo come William Drake, Wolfgang Kleinwaetchter e quello che è considerato il “padre di Internet”, Vint Cerf, il quale proprio nell’ambito della governance di Internet ha dato importanti contributi. Obiettivo del World Economic Forum 2016, stabilire linee guida comuni e capire le dinamiche della frammentazione di Internet.

Con la convizione (e anche la possibile soluzione), che Internet si debba mantenere il più aperto possibile, e che si debba basare sull’interoperabilità, favorendo benessere, oggi e nel futuro.

Una rete unica, tante frammentazioni
Vediamo nel dettaglio quali sono le caratteristiche e il significato della frammentazione, e anche quante e quali frammentazioni esistano.

La frammentazione può anzitutto essere sia fisica che logica, e in particolare può coinvolgere il piano tecnico, laddove l’infrastruttura tecnologica è fatta in modo da impedire ai sistemi di interagire pienamente tra loro e scambiare pacchetti di dati. Un’infrastruttura che provochi frammentazione ostacola la funzione dell’Internet rispetto a tutti gli end point.
Una frammentazione governativa e/o commerciale si ha laddove le politiche o le scelte di business impediscono o ostacolano determinati utilizzi della rete, creando barriere nella distribuzione dei dati e nell’accesso alle informazioni.
In tutti i casi tra quelli sopra citati, la frammentazione può verificarsi con diversi tipi di intensità ed essere già esistente o solo potenziale; può essere il risultato di azioni deliberate o una conseguenza non intenzionale di qualche altra azione; può avere un impatto più o meno devastante sui processi relativi allo scambio di dati. Può essere anche, in certi contesti, positiva o neutrale (non è quindi detto che la frammentazione sia per forza negativa).

Le molteplici cause della frammentazione
Come dalla sua etimologia, Internet nasce come sistema interconnesso, basato su tecnologie comuni, ma col tempo questa sua natura si è inquinata.

Il whitepaper “Internet Fragmentation: an Overview” redatto in occasione del World Economic Forum 2016 mette tra le cause tecniche di frammentazione aspetti come: ritardi o insuccesso degli spostamenti da IPv4 a IPv6, traduzione degli indirizzi di rete, incompatibilità tra IPv4 e IPV6, la tecnica del dual-stack, la corruzione del routing, le protezioni firewall e Virtual Private Network, il “deep web”, ma anche errori tecnici nei nomi di dominio, il blocco di nuovi TLD, servizi Wi-Fi segmentati (quelli disponibili negli alberghi o nei ristoranti), possibilità di root DNS alternati, la produzione di falsi certificati.

E’ così che il concetto di “open Internet” subisce un degrado. Prendiamo per esempio il DNS: il Domain Name System è stato progettato per rispondere con la medesima informazione a prescindere da dove venga interrogato. E’ stato disegnato per garantire l’uniformità di Internet. Col tempo però ha subito delle alterazioni: prima tra tutte, l’utilizzo di name server corporate, raggiungibili solo internamente ai confini aziendali.
Ci sono casi, infatti, in cui la ricerca delle informazioni DNS produce risultati diversi a seconda dell’indirizzo IP, come per esempio “(…) Google.com potrebbe risolvere l’indirizzo IP di Google.fr o Google.za a seconda dell’indirizzo IP della ricerca DNS (cit. “Internet Fragmentation: an Overview”) “.

E’ lo spazio pubblico che si contamina con quello privato, contraddicendo così la vera natura del libero world wide web, per la quale l’informazione che l’endpoint riceve è quella che il mittente ha intenzione di comunicare, a prescindere dal punto in cui il destinatario la riceve. E’ il limite all’accessibilità dei dati.
Non serve interrogare il DNS di un dominio per sperimentare, laddove esistano, forme di frammentazione. La frammentazione di Internet la sperimentiamo (inconsapevolmente) anche quando accediamo a pagine web da hotel o ristoranti usando il Wi-Fi. Qui, l’interrogazione DNS viene intercettata da un router locale che restituisce una risposta “falsa” per cui all’utente viene richiesto di autenticarsi o procedere a un pagamento prima di accedere a Internet. Un problema che si potrebbe risolvere attraverso un protocollo specifico relativo al processo di autorizzazione e accesso a servizi locali, soluzione migliore rispetto alla coercizione della consultazione DNS.

Internet Governance e frammentazione
Oltre che da aspetti tecnici, come anticipato l’Internet Fragmentation può derivare anche da specifiche politiche e governance atte a creare dei “segmenti nazionali” di Internet. Un esempio, quello della Russia, il cui governo (era l’estate del 2015) si pronunciò sulla necessità di prevenire una “manipolazione esterna” conservando i dati dei cittadini all’interno dei propri Stati e incentivando l’uso di server e storage “locali” (sul tema della conservazione dei dati all’interno dei confini nazionali la Russia ha insistito moltissimo).
Non ultime nel contributo alla segmentazione della rete, le politiche di interconnessione condizionate da interessi commerciali e la questione net neutrality.

Il tema dell’Internet Fragmentation è complesso. Difficile raccoglierlo in poche righe: la segmentazione si genera su più livelli e non una ma molte frammentazioni esistono e probabilmente esisteranno nel futuro.
La ricetta di Vint Cerf punta a un approccio multistakeholder, perché senza dubbio Internet ha bisogno di regole, ma non di regole dettate da governi o organizzazioni internazionali che lo centralizzino. C’è bisogno di una collaborazione tra più attori. Evitare la frammentazione insieme, perché, come afferma Cerf, “(…) Dal mio punto di vista, la frammentazione è distruttiva delle funzioni basilari di Internet (…) e dobbiamo lavorare per assicurarci che non sussistano le ragioni per una frammentazione”.

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